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aprile
2027

Dall'IRE alla Banca Nazionale Svizzera: gli inizi e la carriera di Fabio Bossi

Credits: TiPress per l'Università della Svizzera italiana
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Istituto di ricerche economiche

In occasione del conferimento dell’USI Alumni Award 2026, abbiamo avuto l’occasione di intervistare Fabio Bossi, Delegato alle relazioni economiche regionali, BNS, che nel 1999 ha iniziato la sua carriera proprio presso il nostro Istituto.

Abbiamo ripercorso insieme le tappe fondamentali della sua crescita professionale: l’importanza dei mentori, la nascita dei progetti di monitoraggio regionale in Ticino e come quegli anni di ricerca abbiano posto le fondamenta per il suo attuale ruolo presso la Banca Nazionale Svizzera.

 

Cosa ti ha portato a scegliere l’IRE e quali sono i ricordi più significativi del tuo periodo da noi?

Oserei dire il caso o forse il destino. Dopo la laurea presso l’Università di Friborgo e un soggiorno di tre mesi in Inghilterra per migliorare il mio inglese, sono tornato in Ticino con la voglia di iniziare la mia carriera professionale. Dopo qualche settimana di candidature inviate a varie imprese e istituzioni, mi è giunta inaspettata una proposta da parte di un collega di studi. Avendo trovato un posto di lavoro presso un istituto bancario, mi chiedeva se volevo portare io a conclusione un progetto di ricerca sui “Poli di sviluppo terziari della Città di Lugano” insieme al Professor Rico Maggi. Il giorno dopo ero già nel suo ufficio a presentarmi e il 24 marzo 1999 (certe date non si dimenticano) ho iniziato la mia attività di ricerca presso l’istituto MecoP dell’USI, che raggruppava attività di ricerca e d’insegnamento nel campo dell’economia e del management pubblico (ora IdEP - Istituto di economia politica). Qualche mese dopo il Professor Rico Maggi è divenuto direttore dell’IRE e mi ha chiesto di seguirlo per svolgere alcuni progetti sui potenziali di sviluppo di alcune regioni ticinesi. Si trattava di mandati pubblici volti a creare visioni coese e relazioni sinergiche laddove l’autorità cantonale voleva promuovere delle fusioni comunali. Non dimenticherò mai le sedute di coaching con Rico Maggi, spesso svolte al bar davanti ad un caffè, nelle quali non ha mai smesso d’incoraggiarmi a superare le mie titubanze e nel credere nella mia capacità d’individuare idee originali per lo sviluppo economico.

 

L’IRE è da sempre un crocevia di dati e persone. C’è stato un progetto, un collega o un momento all’IRE che ha influenzato particolarmente il tuo modo di vedere l’economia o che ha avuto un impatto sulla tua crescita?

Tra i progetti ricordo senz’altro i tre “Progetti Monitoreg” (Locarnese e Vallemaggia; Mendrisiotto e Valle di Muggio; Tre Valli). Li avevamo denominati così, poiché l’idea del capo-progetto Siegfried Alberton era quella di dare poi inizio ad una raccolta di dati utili a monitorare ricorrentemente lo sviluppo del Canton Ticino. Particolarmente stimolante è anche stato il fatto di includere nel processo di ricerca delle attività di workshop e interviste con attori della vita economica, politica e sociale locale. Si è trattato di esperienze molto utili per la mia miglior comprensione del territorio, della sua economia, delle sue istituzioni e del servizio che la ricerca accademica può offrire alla società.

 

Quali competenze tecniche o approcci metodologici acquisiti all’IRE utilizzi ancora oggi concretamente?

In qualità di Delegato regionale della BNS sono chiamato ad analizzare l’andamento dell’economia ticinese attraverso un dialogo costante con il tessuto imprenditoriale, contribuendo alle analisi che conducono alle decisioni della Direzione generale della BNS. Allo stesso tempo, svolgo un’attività di divulgazione, spiegando la politica monetaria a istituzioni, associazioni e pubblico. Entrambe queste funzioni sono basate su tecniche (interviste, sondaggi, presentazioni, ecc.) e approcci metodologici (analisi qualitative e quantitative) appresi e allenati per la prima volta durante la mia attività di ricerca all’IRE e gli studi dottorali successivi.

 

Se dovessi riassumere l’esperienza all’IRE in una sola lezione che ti porti ancora dietro, quale sarebbe?

La teoria economica ci permette di modellizzare fenomeni complessi, aiutandoci a comprenderli grazie ad una semplificazione della realtà. Lo sviluppo economico è però legato alla volontà e alle scelte delle persone, siano essi imprenditori, politici, cittadini o consumatori. Se non si ha la giusta sensibilità per creare una coesione d’intenti e se non vi è una leadership che fa sue le visioni di medio e lungo termine, il potenziale di sviluppo non si concretizza. Ciò non vuol però dire che tutto sia stato inutile. Ogni esperienza permette infatti di apprendere dai propri errori e crea i presupposti per individuare nuove soluzioni e opportunità. Chi non prende rischi, non evolve, chi non vuole sbagliare, sbaglia.