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aprile
2027

I colossi tecnologici e il problema dell'approvvigionamento energetico

© Pixabay
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Servizio comunicazione istituzionale

Amazon e Google hanno deciso di garantirsi l'energia elettrica di cui necessitano ricorrendo al nucleare: i due colossi sfrutteranno dei mini reattori creati appositamente per loro. Alessandra Motz, collaboratrice scientifica presso la Facoltà di scienze economiche dell'Università della Svizzera italiana (USI), ne ha parlato nel corso del Radiogiornale di Rete Uno (RSI).

Come spiegato da Alessandra Motz, ricercatrice presso l’Istituto di ricerche economiche (IRE), questi reattori garantiranno una produzione energetica significativa: dai contratti stipulati tra Google e la società che fornisce gli impianti nucleari emerge che la capacità di generazione prenotata dal colosso tecnologico è di 500 megawatt. Considerando che la capacità di generazione nucleare di tutta la Svizzera ammonta a 3'000 megawatt, si tratta di una quantità notevole, in quanto pari a 1/6 della dotazione elvetica.

La scelta di Amazon e Google, peraltro, non rappresenta un caso isolato: "In questi anni si è osservata una tendenza da parte dei grandi consumatori a risalire la filiera, stipulando accordi direttamente con i produttori" ha spiegato Alessandra Motz. Oggi si osserva infatti l'aumento di accordi di lungo periodo stipulati direttamente tra il tra sito produttivo e i grandi consumatori. Si tratta di una differenza rispetto al passato, quando i grandi consumatori erano soliti fare accordi con le aziende attive nella vendita.

Interrogata in merito all'impatto ambientale di queste aziende, caratterizzate da un elevato consumo energetico, la collaboratrice scientifica dell'USI ha spiegato come sia difficile stabilire con certezza quanto esse inquinino effettivamente. "Esistono due tipi di inquinamento: uno è quello degli uffici, che si realizza durante il normale svolgimento del lavoro. Il secondo è quello causato dai viaggi e dagli acquisti di materiali, che è un po’ più difficile da quantificare poiché non è facile ricostruirne l'impatto lungo l'intera filiera produttiva". Alessandra Motz ha inoltre aggiunto che rendere queste aziende "più green" è possibile. "Quando si tratta di grandi aziende come Google la sfida alla decarbonizzazione non è difficile: hanno bisogno di molta energia ma, dal momento che consumano soprattutto elettricità e non direttamente combustibili fossili, hanno già oggi la possibilità di ottenerla in una forma più rispettosa dell’ambiente, sfruttando per esempio le fonti rinnovabili o, in questo caso, l'energia nucleare, che presenta alcuni rischi ma genera emissioni climalteranti inferiori rispetto alle fonti fossili. Le grandi industrie tecnologiche e informatiche sono in prima linea nella transizione energetica e sono attive su due fronti: il primo è la riduzione dell'impatto ambientale della loro attività, il secondo è l’integrazione di competenze informatiche negli aspetti legati alla produzione e al consumo di energia".

 

La puntata integrale del Radiogiornale è disponibile cliccando sul seguente link (intervista ad Alessandra Motz dal minuto 18:26).